Eccellenza lombarda, i vini Franciacorta

Franciacorta non è solo la bellissima distesa di territorio che si trova in Lombardia, a due passi da Milano, sulle sponde del Lago d’Iseo, i terreni sono molto particolari perché ricchi di sabbia e limo, hanno un elevato spessore e permeabilità.
Franciacorta è soprattutto, in Italia cosi come nel mondo, sinonimo di produzione di ottimi vini, una produzione che ha radici nel XVI secolo come allora recensiti dal medico bresciano Gerolamo Conforti e descritti come “mordaci, briosi e spumeggianti”; uno studio effettuato nel Catasto Napoleonico nel 1809 certifica l’allora presenza di quasi 1000 ettari di viti che erano certamente ben superiori alle esigenze di 40.000 abitanti.
Sulle colline Franciacorta le viti hanno origini molto remote come si è appurato grazie a testimonianze di Virgilio e Plinio , la durata media di una Vite è di almeno 40 anni, anche se spesso più longeve, grazie ai grandi benefici della ricchezza del suolo e della vicinanza al Lago d’Iseo.
Solo intorno al 1910 il Consorzio Antifillosserico Bresciano, in seguito a numerosi studi geologici e viticoli, ha riconosciuto quest’area come “Anfiteatro Morenico Sabino”, riconoscendo la presenza di sottozone che nel corso degli anni si sono modificate ed arricchite, influenzando non solo la qualità del prodotto ma anche le scelte e tecniche di coltivazione.
La zonazione è divenuta cosi un vademecum per il viticultore, consapevole che le qualità organolettiche del prodotto variano a secondo della provenienza.
Le unità vocazionali sono state classificate in 6 gruppi, i prodotti ottenuti ed appartenenti ad ogni gruppo hanno delle specifiche caratteristiche:
Unità Vocazionale – Depositi Fini: Caratterizzata dalla numerosa produttività, maggior numero e peso dei grappoli, le uve hanno alti valori di pH e livelli zuccherini bassi, i vini presentano un sapore sensoriale molto floreale.
Unità Vocazionale – Fluvio Glaciale: Suolo dal buon drenaggio ricco di argilla e sabbia, alti i valori per la nota sensoriale fruttata secca.
-Unità Vocazionali- Colluvi Distali: Le uve hanno una precoce maturazione , pH bassi e livello zuccherini medi.
Unità Vocazionali – Morenico Profondo: La nota sensoriale è tipicamente fruttato secco, i livelli zuccherini sono alti e valori di pH medi.
Unità Vocazionali – Colluvi grodanati: Produttività media, molto alta la complessità sensoriale, il livello zuccherino e pH medi.
Unità Vocazionali- Morenico Sottile: Potenziale vegetativo basso, il peso e la presenza dei grappoli è minore, maggiore precocità nella maturazione con livelli zuccherini e pH elevati.
Passiamo adesso a conoscere nel dettaglio le uve presenti :
Chardonnay: Varietà di uve a buccia bianca molto pregiata che viene coltivata in Franciacorta da alcuni decenni, le foglie sono verde chiaro, il colore del grappolo va dal verde al giallo e gli acini hanno una buccia abbastanza spessa. Il vino ottenuto con questa varietà d’uva ha un aroma intenso con sentori varietali di frutta e fiori, viene utilizzato per la produzione base dei vini Franciacorta DOCG.
Pinot Nero: Nasce da uve che interagiscono spesso in modo imprevedibile con l’ambiente circostante dando spesso notevoli risultati nella produzione di vino rosso e spumante.La pianta è robusta con foglie scure, grappolo picco ricco di acini, il vino ne viene usato per la produzione di Millesimati e Riserve Franciacorta DOCG.
Pinot Bianco: Appartiene alla famiglia dei pinot di origine francese, il grappolo ha un colore dorato meno intenso dello Chardonnay, il vino non viene mai utilizzato in purezza e nemmeno nella realizzazione dei vini-base Franciacorta ma nelle cuveè.
Erbamat: Nasce come vitigno autoctono particolarmente fiorenze nelle aree in cui sono presenti i vigneti sopra descritti, viene utilizzato nella dose del 10% per il Franciacorta Rosè.
Nel corso degli anni Franciacorta ha dedicato molta cura ed attenzione alla crescita e sviluppo dei suoi prodotti, numerosi i progetti che il Consorzio promuove con noti istituti universitari come Bocconi, Cermes ed enti locali, i numeri legati alla produzione cosi come alla vendita sono notevolmente migliorati, i prodotti esportati registrano un aumento delle vendite superiore al 15%, tra i maggiori amatori dei vini Franciacorta si conferma il Giappone, Svizzera, Germania ed Usa. Nei paesi scandinavi i livelli di vendita e gradimento hanno registrato una crescita del +254%.
I vini Franciacorta disponibili sul mercato sono:
Franciacorta: Nasce da Chardonnay e/o Pinot nero, l’Erbamat può essere presente fino al 10% ed il Pinot Bianco fino al 50%
Franciacorta Satèn: Nasce da Chardonnay e Pinot Bianco fino al 50%
Franciacorta Rosè: Pinot Nero (minimo 35%), Chardonnay, Pinot Bianco (massimo 50%), Erbamat (massimo 10%).
I tre tipi di vini appena elencati possono acquisire più personalità e carattere con periodi più lunghi di affinamento e maturazione, dando vita a Franciacorta Millesimato ed i Franciacorta Riserva che viene immesso al consumo dopo ben 67 mesi dalla vendemmia.
Ma come avviene realmente la nascita del vino Franciacorta che troviamo sulle nostre tavole e nelle enoteche?
Le vendemmie sono svolte rigorosamente a mano dalla seconda decade di Agosto alla prima decade di Settembre, segue una soffice pressatura dei grappoli interi e la creazione dei Cuvèe con assemblaggio delle diverse annate, vigneti e varietà.
Segue la procedura di imbottigliamento con aggiunta di lieviti,zuccheri e chiusura con tappo di metallo e parte la seconda fermentazione , segue il periodo di affinamento che varia a seconda della tipologia dei vini: dai 18 mesi dei Franciacorta ai 60 mesi dei Franciacorta Riserva, si passa alla Scuotitura e refrigerazione. Lo step successivo è la Sboccatura ovvero l’eliminazione del tappo di metallo e del sedimento ,il Rabbocco e la chiusura con il classico tappo a fungo e gabbietta metallica.
Solo in seguito all’applicazione del Contrassegno di Stato DOCG i prodotti Franciacorta sono pronti al mercato.
Per soddisfare maggiori curiosità e conoscere tutte le etichette e caratteristiche dei vini e produttori Franciacorta non posso che consigliarvi una bona lettura al sito winemust dove troverete di certo risposte a tutte le vostre curiosità ed avrete la possibilità di conoscere prima della Vendita Franciacorta.
Personalmente amo moltissimo il Berlucchi, uno spumante con un carattere deciso e secco, la totale mancanza di zucchero non lo rende stucchevole ma perfetto per accompagnare sia aperitivi che salumi e formaggi, spesso lo utilizzo per accompagnare anche i crudi di pesce, si sposa particolarmente bene con le ostriche.

Filetto di Salmone in panure croccante di Patate

pesce, secondi piatti | 15 novembre 2017 | By

Arriva il freddo e comincio ad utilizzare sempre più spesso il forno, un pò perchè mi permette di preparare con anticipo le pietanze ed anche perchè innegabilmente riscalda l’ambiente.
Io poi vivo praticamente in cucina…
Oggi prepariamo il classico filetto di Salmone in maniera più sfiziosa e saporita utilizzando una gustosa panatura a base di patate ed erbette.

Filetto di Salmone in panure croccante di Patate

Solitamente utilizzo i classici filetti di Salmone che si trovano pronti nel banco frigo del supermercato, va benissimo anche il trancio di Salmone sfilettato dal pescivendolo.
Se utilizzate invece del Salmone surgelato, lasciatelo scongelare prima di utilizzarlo, lo strizzate appena delicatamente eppoi passate nella panure.

Ingredienti per 4 persone:
4 Filetti di Salmone
2 Patate
Prezzemolo
Menta
Olio Evo
sale e pepe q.b

Procedimento:
-Prepariamo la panure grattugiando le patate, vi occorre la classica grattugia per verdure e non quella che si utilizza per il formaggio.
-Versiamo le patate in una ciotola e condiamole con sale e pepe, olio evo, menta e prezzemolo tritati finemente.
-Spennelliamo i filetti di Salmone con un filo d’olio, passiamoli nella panure premendo leggermente in modo che la panatura si attacchi per bene.
-Allineamo i filetti di Salmone in una teglia, regoliamo di sale e pepe, condiamo con un filo d’olio ed inforniamo a 180° per 8 minuti.

Possiamo accompagnare il piatto con una fresca insalata e una prelibatezza Svedese, la Salsa all’Aneto, vi lascio qui la ricetta se volete provare a prepararla voi.
Salsa all’Aneto
50 g di Burro Lurpak
2 dl di Brodo
4 cucchiai di Farina
Panna Fresca
Aneto
Limone

-In una casseruola fate sciogliere il burro, aggiungete la farina ed il brodo.
-Fate bollire per un paio di minuti ed aggiungete 3 cucchiai di panna, l’aneto tritato finemente, il succo di mezzo limone e regolate di sale e pepe.
La salsa deve essere fredda per accompagnare il Salmone.

Patrizia Esposito

Ciambella al Cappuccino

Uno dei dolci che preferisco per la colazione è la Ciambella, la forma cosi perfetta e “cicciosa”mette sempre allegria.
Piace tanto anche ai bambini, specie al mio ometto che ormai si da alle colazioni fugaci mentre va a scuola.
La Ciambella che vi propongo oggi è al Cappuccino, vi avevo anticipato che era perfetta per la colazione no?
Ho sostituito lo zucchero con Miele e decorato con una glassa alla vaniglia e frutta secca.

Ciambella al Cappuccino

Ingredienti

300 g Farina 00
100 g Burro
1 Cappuccino
3 Cucchiai di Miele del Bosco Rigoni d’Asiago
3 Uova
1 bustina lievito per dolci
Zucchero a velo per la glassa di copertura
Frutta secca (noci, mandorle e nocciole)

Procedimento:
-Lavorate le uova con il miele, unite il burro ammorbidito ed il cappuccino, so che è difficile resistere a versare tutto il cappuccino ma il sacrificio viene ripagato dal risultato finale.
-Aggiungete la farina ed il lievito
-Versate il composto in uno stampo per ciambelle imburrato ed infarinato,inforniamo a 180°per 30 minuti circa.
-Una volta pronta la nostra ciambella lasciamola intiepidire , togliamola dallo stampo e decoriamola con una semplicissima glassa alla vaniglia ottenuta lavorando in una ciotola 150 g di zucchero a velo con 2 cucchiaini di acqua ed una goccia di essenza alla vaniglia.
-Decoriamo la ciambella con la glassa ed un misto di frutta secca.

La Ciambella al Cappuccino per la colazione è pronto,se ben conservato resta morbido per 3/5 giorni.

Patrizia Esposito

L’ABC del Caffè

“Ho misurato la mia vita a cucchiaini di caffè” è una delle più celebri frasi di Thomas Stearns Eliot.

In Europa il caffè più che una bevanda rappresenta un vero rituale, sicuramente tra le bevande più consumate in tutto il mondo, acquisisce caratteristiche e metodi di preparazione che variano da nazione a nazione.
A mio personalissimo parere, e gusto, il caffè migliore è quello preparato in Italia, e proprio il nostro territorio può vantare la presenza di aziende che lavorano e realizzano caffè.
Oggi vi presento la torrefazione ABC Caffè, realtà nata nel 1950 nel cuore dell’Emilia Romagna.
In origine era il negozio gestito dalla famiglia Bazzocchi che si lancia nella grande sfida nel produrre caffè.
Negli anni 90 la distribuzione si espande non solo in Italia ma anche all’estero, ad oggi l’azienda ha una forte presenza territoriale che ha dato origine alla fusione di 3 grandi marchi di caffè: Osimi Caffè,Guidi Caffè e Italia Caffè.

Numerosi sono i prodotti proposti da ABC Caffè che potete acquistare nella sezione e-shop del sito ufficiale o tramite agenti se avete un’attività o ufficio.
Il caffè è proposto non solo macinato ma anche in grani e cialde compatibili con le più note macchinette per caffè espresso.
Vi invito a visitare il sito ABC caffè e conoscere tutte le tipologie di caffè disponibili, le tecniche di lavorazione ed ogni curiosità in merito a questa “profumata”realtà tutta Italiana

Patrizia Esposito

Fusilloni in ragu’ di Gamberi

Primi Piatti | 16 ottobre 2017 | By

Nei giorni scorsi mi sono decisa a provare un tipo di pasta che mi è stata regalata da mio fratello, souvenir gastronomico con cui mi vizia di rientro dalle sue gite su e giù per l’Italia.
La pasta in questione è un formato particolare e molto grosso, dei Fusilloni trafilati in oro.
Inizialmente devo ammettere che ero non poco scettica,le trafilature le associo spesso e volentieri a trucchi di marketing per incentivare alla vendita di un determinato prodotto.
Una trafilatura cosi particolare per una pasta poi..mi è sembrata esagerata.
Devo ammettere invece che la consistenza della pasta è davvero differente, più “doppia” e non ne perde in morbidezza, inoltre la superfice molto più ruvida è davvero ideale per dei ragù leggeri e delicati.
Ho condito questo particolare tipo di pasta con un semplice quanto gustoso Ragù di Gamberi

Fusilloni in Ragù di Gamberi

Ingredienti per 4 persone:

400 g di pasta,io ho utilizzato dei Fusilloni trafilati in oro
300 g di Gamberi, cercate di scegliere quelli rossi
1 Costa di Sedano
una decina di Pomodorini
1 Carota
Vino bianco
Prezzemolo
Sale e pepe q.b
1/2 Cipolla
Olio evo

Procedimento:
-Sgusciamo i gamberi, teniamone da parte qualcuno per la decorazione, eliminiamo il budello e tagliamo i gamberi in piccoli pezzi.
-Prepariamo il classico trito da soffritto tritando finemente la cipolla, carota e sedano,versiamo il trito in una padella con un bel filo d’olio e lasciamo dorare.
-Aggiungiamo al trito i gamberi puliti,rosoliamo e sfumiamo con un bicchiere di vino bianco.
-Completiamo aggiungendo i pomodorini tritati ,regoliamo di sale e pepe, spolveriamo con prezzemolo tritato.
-Uniamo per pochi minuti i gamberi interi che terremo da parte per la decorazione, togliamoli appena andremo ad aggiungere la pasta.
-Lessiamo la pasta, scoliamola al dente e versiamola nella padella con il condimento preparato, terminate con una spolverata di prezzemolo e pepe,e se occorre, un filo d’olio.
-Impiattiamo e decoriamo con i gamberi tenuti da parte

La pasta utilizzata è un formato della Verrigni, questo se siete incuriositi di provarla e siete curiosi di sapere quale ho utilzzato

Patrizia Esposito

Amaretti morbidi al miele

In cucina mia nonna era davvero brava, qualsiasi cosa cucinasse aveva un sapore speciale, un sapore che spesso cerco nei piatti che lei preparava.
Tra i molteplici dolci che spesso preparava erano buonissimi gli Amaretti morbidi al miele, ne preparava tantissimi e li riponeva nel classico scatolo di latta dei biscotti o del panettone.
Con i miei fratelli e cugini siamo cresciuti con la consapevolezza che quello scatola di latta era sempre pieno, biscotti, amaretti o trancetti di torta.
Prepariamo insieme gli Amaretti morbidi al miele

Ingredienti per circa 18/20 amaretti
500 g di Farina di Mandorle
250 g di Zucchero semolato
5 Albumi
80 g di Miele del Bosco Rigoni d’Asiago
Zucchero

Procedimento:
-In una terrina versiamo la farina di mandorle,lo zucchero semolato, il miele e gli albumi leggermente montati.
-Lavoriamo con le mani l’impasto.
-Formiamo con le mani delle palline tonde grandi quanto una noce.
-In un piattino versiamo lo zucchero ,passiamo nello zucchero gli amaretti e poniamoli in una teglia da forno ricoperta con carta forno.
-Cuociamo in forno a 180°per circa 8/10 minuti

 

Lo zucchero crea una crosticina croccante che contrasta benissimo con la morbidezza dell’amaretto,è per questo che piaceva moltissimo a noi da piccoli ed è lo stesso motivo che li rende golosissimi agli occhi dei miei bambini.
Con questa ricetta partecipo al contest indetto da Rigoni d’Asiago.

Patrizia Esposito

Tagliata di Pollo

carne, secondi piatti | 18 settembre 2017 | By

Lunedi, di solito giornata detox per “ripulirsi”un pochino dei bagordi del week end.
Oggi vi propongo un piatto che preparo spesso, ho la fortuna che sia molto gradito anche ai miei bambini, la Tagliata di pollo.
Un modo diverso di presentare la classica fettina di petto di pollo, perfetta se dovete preparare il pranzo da portare a scuola e in ufficio.

Tagliata di pollo

Tagliata di pollo

Ingredienti per 4 persone:
4 fette di Petto di pollo
10 pomodorini di stagione
Rucola
Sale e pepe q.b
Olio evo
Aceto balsamico

-Cuciniamo il pollo in padella o griglia, come più preferite, condendo con sale e pepe.
-Laviamo la rucola, stessa cosa con i pomodorini che tagliamo anche a metà.
-Sul piatto realizziamo un tappeto di rucola, aggiungiamo le fette di pollo tagliate a listarelle,ricopriamo con i pomodorini a pezzetti.
-Condiamo infine con un filo di olio evo e se piace, aceto balsamico.

Semplice, veloce e gustoso, un piatto unico ricco e completo che aiuta a tenere a bada le calorie.

Patrizia Esposito

Travel: Gubbio e il suo borgo medioevale

Senza categoria | 6 settembre 2017 | By

Il rientro dalle vacanze lascia tanti bei ricordi, solo mettendo a poso le foto al pc però mi rendo realmente conto di quante cose nuove abbiamo visto e visitato, dello stupore che si legge attraverso gli occhi dei miei bambini, e tanti piccoli eventi e momenti tornano in mente.
Le vacanze on the road alla scoperta della bella e ricca Umbria ci han permesso d toccare molti borghi, incrementare notevolmente la mia collezione di calamite,assaggiare ogni possibile salume ed insaccato prodotto in terra Umbra.
Sicuramente uno dei borghi più belli,a mio avviso,è sicuramente Gubbio.
Un centro storico vivo, ricco di scenari mozzafiato, mura in pietra, tetti ricchi di comignoli tutti uguali.
Gli stendardi alle finestre colorano il paesaggio,le molte macchine tolgono un pò di magia alle foto,abituati come siamo ai borghi medievali interdetti al traffico.
Questo coniuga però passato al presente, storia e modernità…insomma Gubbio non è solo un borgo ricco di musei,strutture e chiese ma un reale calma, pulita e ridente cittadina.

Subito prima dell’ingresso al centro della città, chiuso dalle mura originarie, potete vedere il Teatro Romano risalente al I secolo A.C. costruito con l’utilizzo di blocchi di pietra calcarea locale.
La struttura ad oggi viene ancora utilizzata per eventi ed è capace di raccogliere oltre 6000 spettatori, potete visitarla gratuitamente, si paga un piccolo ingresso, davvero minimo, per la casetta in pietra adiacente che ospita manufatti e reperti dell’epoca.

Appena varcate le mura della città potete tranquillamente seguire il percorso turistico ben indicato, che vi permetterà di raggiungere e vedere tutti i posti più caratteristici e noti di Gubbio: la Basilica di San Ubaldo,che conserva le spoglie del Santo patrono della città; la Cattedrale Gotica che ospita il meraviglioso Cristo in legno,il Palazzo dei consoli sede sia della Pinacoteca che del museo Archeologico,e che ospita le tavole egubine, con scritture in latino ed italico importantissime per la storia dei popoli italici.

Sempre seguendo il percorso turistico pedonale vi troverete dinanzi il Palazzo del Capitano del Popolo, realizzato nel 1481 nella piazza del Sopramuro, nato per ospitare i capitani del Popolo ed in seguito i Bargelli ovvero i capitani delle guardie.
La facciata non è quella originale, in seguito a diversi terremoti è stata poi ristrutturata da Vanvitelli.

Al suo interno ospita una mostra sugli strumenti di tortura Medievali, l’ingresso è libero a fronte di un libero contributo.
Quello che abbiamo notato è la totale assenza di personale in tutte queste strutture storiche, ciononostante gli ambienti sia interni che esterni sono tenuti splendidamente.

La mostra ovviamente è ricca di materiale,la Chiesa nel periodo dell’inquisizione era ricca di (sadiche)idee per punire e torturare gli accusati di – presunta ovviamente- stregoneria.
Agli strumenti di tortura sono affiancati cartelli descrittivi che spiegano il reale utilizzo delle macchine da tortura e delle stampe rappresentative-La mostra si sviluppa nelle 3 sale presenti sui 3 piani del palazzo.

Altra caratteristica di Gubbio è la lavorazione della ceramica, troverete molti laboratori di ceramica, caratteristica la lavorazione in maioliche cosi come l’utilizzo del rosso rubino ed oro.
Nonostante Gubbio sia la città che ha ospitato San Francesco d’Assisi e dove questi ha realmente vissuto e professato la sua fede, non è presente quell’eccesso consumistico legato alla figura religiosa come invece accade ad Assisi, città natia del Santo e da cui in giovane età venne prontamente allontanato.
Personalmente credo si respiri più spiritualità a Gubbio che ad Assisi.

Dopo tanto passeggere un piccolo ristoro è d’obbligo, ovviamente sono presenti diversi angoli dove assaporare i famosi taglieri umbri e deliziosi fornai da cui poter acquistare buonissimi biscotti appena sfornati.

Prima di lasciare Gubbio dovete assolutamente cercare la Fontana dei Pazzi, in realtà è la fontana del Bargello, risale al 1500 e leggenda vuole che facendo 3 giri in senso orario potete ottenere la “patente di matto”,che potete acquistare nei negozi antistanti e che vengono personalizzate con data e nominativo.
La fontana del bargello si trova di fronte il Palazzo del Bargello che ad oggi ospita una mostra di armi, balestre ed abiti d’epoca.
Anche questa mostra è ovviamente gratuita, il palazzo è attuale sede della Confraternita dei Balestrieri.

Patrizia Esposito

Food: Trifle Cheescake con salsa ai mirtilli

Senza categoria | 30 luglio 2017 | By

Questa è la prima ricetta con cui partecipo alla sfida mensile del tanto atteso appuntamento con Re Cake 2.0
E son stata parecchio fortunata: il dolce da realizzare è stato semplice ed abbastanza veloce, un risultato delizioso che ha soddisfatto grandi e piccoli palati.
Io poi, che ho il nick di Mirtilla dal 2007, con i mirtilli non potevo che avere amore a prima vista!!!
La ricetta di questo mese è il Trifle Cheescake con salsa ai mirtilli, un dolce di origine anglosassone similare un pò alla nostra zuppa inglese,realizzato alternando strati di torta con panna, crema soffice e frutta.

Trifle Cheescake con salsa ai mirtilli

Ingredienti per 6 coppette:
6 fette di Torta Margherita, potete utilizzare anche Angel Cake o Sponge Cake
60 g zucchero semolato
2 cucchiaini di Amido di mais
200 g di Mirtilli freschi
50 ml di acqua
300 ml di panna da montare
300 g formaggio morbido tipo philadelphia
100 g zucchero a velo
1 baccello di Vaniglia

(altro…)

Travel: La più bella tra le belle, Procida

Senza categoria | 26 luglio 2017 | By

Procida, nota anche come la famosa “isola di Arturo”,dal romanzo di Elsa Morante vincitore di numerosi premi, è una piccola perla che racchiude tutti i colori,odori e sapori del Mediterraneo.
Ad oggi ancora isola di pescatori, deve l’origine del suo nome alla sua forma, in greco “Prochethai” significa appunto “giace”, altri pensano che derivi invece dal nome della nutrice di Enea che fu da lui qui sepolto.
Poco amata dai Romani, che preferivano la terraferma come dimora ma nominarono Capri come sede imperiale grazie alle sue rocce calcaree.

Durante il MedioEvo Procida è stata spesso preda delle incursioni piratesche, su tutte il pirata  Barbarossa e la sua ciurma di corsari musulmani.
E proprio legata alle incursioni saracene la leggenda di San Michele Arcangelo tuttora protettore dell’isola.
Dal tufo,allora come oggi, sono state ricavate le abitazioni, tassello colorato nel bellissimo panorama di questa deliziosa isola che è estremo lembo del Golfo delle Sirene.
Procida è legata per molti ai limone, simbolo culinario che qui crescono grandi come cedri.
Per me Procida è legata al bellissimo film “Il Postino”, che ha decretato la scomparsa di uno degli attori che più ho amato e amo tuttora, Massimo Troisi.

Si giunge a Procida da Marina Grande, unico porto commerciale dell’isola, e già da qui potete ammirare il Palazzo Montefusco, detto “Catena”,che risale al XII secolo.
Sempre percorrendo la banchina potete vedere le “Grotte”scavate nel tufo che fanno da cornice a questa passerella nel porto.
Percorrendo via Roma potete scattare mille foto alle tante case dai colori diversi ed al crocifisso ligneo che fu eretto dai marinai nella prima metà dell’800 come simbolo della loro devozione al Signore.
La passeggiata prosegue tra colorati e vivaci caffè e ristoranti , potete visitare la Chiesa di S.Maria la Pietà in piazza Sent’Co e vedere una tra le più antiche scuole nautiche,la Caracciolo, ad oggi sede del museo del Mare e visitabile.La scuola è dedicata all’ammiraglio Francesco Caracciolo che affrontò con la flotta partenopea il ben pù noto ammiraglio Nelson e la sua flotta anglosassone.
In fondo alla piazza merita sicuramente una visita la Chiesa della Grazie, una curiosità è legata alla chiesa, o meglio al suo tetto che per anni non fu eretto perchè la facoltosa famiglia De Ioro perdeva la visuale sul mare.

Marina Corricella invece è un colorato anfiteatro di case aperto sul mare, si passa dal Convento domenicano di S.Margherita posizionato sula “Punta dei Monaci” e si arriva al Palazzo Reale o Castello, eretto dal Cardinale D’Aragona nel 1563,mantenne il suo titolo di residenza reale fino al 1800 quando divenne Bagno Penale.
Il Conservatorio delle Orfane anch’esso fondato ai primo del 600 ospitava invece le vittime della peste.
Arrivati a Via Borgo siate pronti a trattenere il respiro ed ammirare uno dei più bei panorami mozzafiato sul golfo di Napoli.
Ritornando al centro cittadino e da Piazza Olmo,potete arrivare ad una discesa a mare caratterizzata dalla presenza di 186 scalini che vi portano sulla spiaggia della Chiaia.
Sempre da Procida, e su richiesta di permesso presso il Comune, è possibile arrivare all’isola di Vivara, riserva naturale patrimonio WWF.

Procida è un’isola meravigliosa anche al palato, moltissime le gustosità campane come la Pizza di Scarole e le alici fritte, imperdibile il Coniglio alla Procidana, le Cicarelle – buonissime cicale di mare condite con pomodoro,aglio olio e peperoncino, i calamari ripieni di acciughe,e la buonissima Lingua di Bue, un dolce con ottima crema pasticcera profumata con i meravigliosi limoni dell’isola.
Non potete fare a meno di visitare Procida, la sua bellezza e tipicità spesso viene offuscata dalle isole maggiori,ma vedere Procida, passeggiare tra le sue strade, scatena una miriade di emozioni poco descrivibili.
Va vissuta, e raccontata.

Da “L’isola di Arturo”, Elsa Morante
“La mia isola ha straducce solitarie chiuse fra muri antichi, oltre i quali si stendono frutteti e vigneti che sembrano giardini imperiali.
Ha varie spiagge dalla sabbia chiara e delicata, e altre rive più piccole, coperte di ciottoli e conchiglie, e nascoste fra grandi scogliere.
Fra quelle rocce torreggianti, che sovrastano l’acqua, fanno il nido i gabbiani e le tortore selvatiche, di cui, specialmente al mattino presto, s’odono le voci, ora lamentose, ora allegre.
Là, nei giorni quieti, il mare è tenero e fresco, e si posa sulla riva come una rugiada.
Ah, io non chiederei d’essere un gabbiano, né un delfino; mi accontenterei d’essere uno scorfano, ch’è il pesce più brutto del mare, pur di trovarmi laggiù, a scherzare in quell’acqua. “

Patrizia Esposito

foto Maurizio Esposito

CONSIGLIA Torta di mais