Amaretti morbidi al miele

In cucina mia nonna era davvero brava, qualsiasi cosa cucinasse aveva un sapore speciale, un sapore che spesso cerco nei piatti che lei preparava.
Tra i molteplici dolci che spesso preparava erano buonissimi gli Amaretti morbidi al miele, ne preparava tantissimi e li riponeva nel classico scatolo di latta dei biscotti o del panettone.
Con i miei fratelli e cugini siamo cresciuti con la consapevolezza che quello scatola di latta era sempre pieno, biscotti, amaretti o trancetti di torta.
Prepariamo insieme gli Amaretti morbidi al miele

Ingredienti per circa 18/20 amaretti
500 g di Farina di Mandorle
250 g di Zucchero semolato
5 Albumi
80 g di Miele del Bosco Rigoni d’Asiago
Zucchero

Procedimento:
-In una terrina versiamo la farina di mandorle,lo zucchero semolato, il miele e gli albumi leggermente montati.
-Lavoriamo con le mani l’impasto.
-Formiamo con le mani delle palline tonde grandi quanto una noce.
-In un piattino versiamo lo zucchero ,passiamo nello zucchero gli amaretti e poniamoli in una teglia da forno ricoperta con carta forno.
-Cuociamo in forno a 180°per circa 8/10 minuti

 

Lo zucchero crea una crosticina croccante che contrasta benissimo con la morbidezza dell’amaretto,è per questo che piaceva moltissimo a noi da piccoli ed è lo stesso motivo che li rende golosissimi agli occhi dei miei bambini.
Con questa ricetta partecipo al contest indetto da Rigoni d’Asiago.

Patrizia Esposito

Travel: Gubbio e il suo borgo medioevale

Senza categoria | 6 settembre 2017 | By

Il rientro dalle vacanze lascia tanti bei ricordi, solo mettendo a poso le foto al pc però mi rendo realmente conto di quante cose nuove abbiamo visto e visitato, dello stupore che si legge attraverso gli occhi dei miei bambini, e tanti piccoli eventi e momenti tornano in mente.
Le vacanze on the road alla scoperta della bella e ricca Umbria ci han permesso d toccare molti borghi, incrementare notevolmente la mia collezione di calamite,assaggiare ogni possibile salume ed insaccato prodotto in terra Umbra.
Sicuramente uno dei borghi più belli,a mio avviso,è sicuramente Gubbio.
Un centro storico vivo, ricco di scenari mozzafiato, mura in pietra, tetti ricchi di comignoli tutti uguali.
Gli stendardi alle finestre colorano il paesaggio,le molte macchine tolgono un pò di magia alle foto,abituati come siamo ai borghi medievali interdetti al traffico.
Questo coniuga però passato al presente, storia e modernità…insomma Gubbio non è solo un borgo ricco di musei,strutture e chiese ma un reale calma, pulita e ridente cittadina.

Subito prima dell’ingresso al centro della città, chiuso dalle mura originarie, potete vedere il Teatro Romano risalente al I secolo A.C. costruito con l’utilizzo di blocchi di pietra calcarea locale.
La struttura ad oggi viene ancora utilizzata per eventi ed è capace di raccogliere oltre 6000 spettatori, potete visitarla gratuitamente, si paga un piccolo ingresso, davvero minimo, per la casetta in pietra adiacente che ospita manufatti e reperti dell’epoca.

Appena varcate le mura della città potete tranquillamente seguire il percorso turistico ben indicato, che vi permetterà di raggiungere e vedere tutti i posti più caratteristici e noti di Gubbio: la Basilica di San Ubaldo,che conserva le spoglie del Santo patrono della città; la Cattedrale Gotica che ospita il meraviglioso Cristo in legno,il Palazzo dei consoli sede sia della Pinacoteca che del museo Archeologico,e che ospita le tavole egubine, con scritture in latino ed italico importantissime per la storia dei popoli italici.

Sempre seguendo il percorso turistico pedonale vi troverete dinanzi il Palazzo del Capitano del Popolo, realizzato nel 1481 nella piazza del Sopramuro, nato per ospitare i capitani del Popolo ed in seguito i Bargelli ovvero i capitani delle guardie.
La facciata non è quella originale, in seguito a diversi terremoti è stata poi ristrutturata da Vanvitelli.

Al suo interno ospita una mostra sugli strumenti di tortura Medievali, l’ingresso è libero a fronte di un libero contributo.
Quello che abbiamo notato è la totale assenza di personale in tutte queste strutture storiche, ciononostante gli ambienti sia interni che esterni sono tenuti splendidamente.

La mostra ovviamente è ricca di materiale,la Chiesa nel periodo dell’inquisizione era ricca di (sadiche)idee per punire e torturare gli accusati di – presunta ovviamente- stregoneria.
Agli strumenti di tortura sono affiancati cartelli descrittivi che spiegano il reale utilizzo delle macchine da tortura e delle stampe rappresentative-La mostra si sviluppa nelle 3 sale presenti sui 3 piani del palazzo.

Altra caratteristica di Gubbio è la lavorazione della ceramica, troverete molti laboratori di ceramica, caratteristica la lavorazione in maioliche cosi come l’utilizzo del rosso rubino ed oro.
Nonostante Gubbio sia la città che ha ospitato San Francesco d’Assisi e dove questi ha realmente vissuto e professato la sua fede, non è presente quell’eccesso consumistico legato alla figura religiosa come invece accade ad Assisi, città natia del Santo e da cui in giovane età venne prontamente allontanato.
Personalmente credo si respiri più spiritualità a Gubbio che ad Assisi.

Dopo tanto passeggere un piccolo ristoro è d’obbligo, ovviamente sono presenti diversi angoli dove assaporare i famosi taglieri umbri e deliziosi fornai da cui poter acquistare buonissimi biscotti appena sfornati.

Prima di lasciare Gubbio dovete assolutamente cercare la Fontana dei Pazzi, in realtà è la fontana del Bargello, risale al 1500 e leggenda vuole che facendo 3 giri in senso orario potete ottenere la “patente di matto”,che potete acquistare nei negozi antistanti e che vengono personalizzate con data e nominativo.
La fontana del bargello si trova di fronte il Palazzo del Bargello che ad oggi ospita una mostra di armi, balestre ed abiti d’epoca.
Anche questa mostra è ovviamente gratuita, il palazzo è attuale sede della Confraternita dei Balestrieri.

Patrizia Esposito

Food: Trifle Cheescake con salsa ai mirtilli

Senza categoria | 30 luglio 2017 | By

Questa è la prima ricetta con cui partecipo alla sfida mensile del tanto atteso appuntamento con Re Cake 2.0
E son stata parecchio fortunata: il dolce da realizzare è stato semplice ed abbastanza veloce, un risultato delizioso che ha soddisfatto grandi e piccoli palati.
Io poi, che ho il nick di Mirtilla dal 2007, con i mirtilli non potevo che avere amore a prima vista!!!
La ricetta di questo mese è il Trifle Cheescake con salsa ai mirtilli, un dolce di origine anglosassone similare un pò alla nostra zuppa inglese,realizzato alternando strati di torta con panna, crema soffice e frutta.

Trifle Cheescake con salsa ai mirtilli

Ingredienti per 6 coppette:
6 fette di Torta Margherita, potete utilizzare anche Angel Cake o Sponge Cake
60 g zucchero semolato
2 cucchiaini di Amido di mais
200 g di Mirtilli freschi
50 ml di acqua
300 ml di panna da montare
300 g formaggio morbido tipo philadelphia
100 g zucchero a velo
1 baccello di Vaniglia

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Travel: La più bella tra le belle, Procida

Senza categoria | 26 luglio 2017 | By

Procida, nota anche come la famosa “isola di Arturo”,dal romanzo di Elsa Morante vincitore di numerosi premi, è una piccola perla che racchiude tutti i colori,odori e sapori del Mediterraneo.
Ad oggi ancora isola di pescatori, deve l’origine del suo nome alla sua forma, in greco “Prochethai” significa appunto “giace”, altri pensano che derivi invece dal nome della nutrice di Enea che fu da lui qui sepolto.
Poco amata dai Romani, che preferivano la terraferma come dimora ma nominarono Capri come sede imperiale grazie alle sue rocce calcaree.

Durante il MedioEvo Procida è stata spesso preda delle incursioni piratesche, su tutte il pirata  Barbarossa e la sua ciurma di corsari musulmani.
E proprio legata alle incursioni saracene la leggenda di San Michele Arcangelo tuttora protettore dell’isola.
Dal tufo,allora come oggi, sono state ricavate le abitazioni, tassello colorato nel bellissimo panorama di questa deliziosa isola che è estremo lembo del Golfo delle Sirene.
Procida è legata per molti ai limone, simbolo culinario che qui crescono grandi come cedri.
Per me Procida è legata al bellissimo film “Il Postino”, che ha decretato la scomparsa di uno degli attori che più ho amato e amo tuttora, Massimo Troisi.

Si giunge a Procida da Marina Grande, unico porto commerciale dell’isola, e già da qui potete ammirare il Palazzo Montefusco, detto “Catena”,che risale al XII secolo.
Sempre percorrendo la banchina potete vedere le “Grotte”scavate nel tufo che fanno da cornice a questa passerella nel porto.
Percorrendo via Roma potete scattare mille foto alle tante case dai colori diversi ed al crocifisso ligneo che fu eretto dai marinai nella prima metà dell’800 come simbolo della loro devozione al Signore.
La passeggiata prosegue tra colorati e vivaci caffè e ristoranti , potete visitare la Chiesa di S.Maria la Pietà in piazza Sent’Co e vedere una tra le più antiche scuole nautiche,la Caracciolo, ad oggi sede del museo del Mare e visitabile.La scuola è dedicata all’ammiraglio Francesco Caracciolo che affrontò con la flotta partenopea il ben pù noto ammiraglio Nelson e la sua flotta anglosassone.
In fondo alla piazza merita sicuramente una visita la Chiesa della Grazie, una curiosità è legata alla chiesa, o meglio al suo tetto che per anni non fu eretto perchè la facoltosa famiglia De Ioro perdeva la visuale sul mare.

Marina Corricella invece è un colorato anfiteatro di case aperto sul mare, si passa dal Convento domenicano di S.Margherita posizionato sula “Punta dei Monaci” e si arriva al Palazzo Reale o Castello, eretto dal Cardinale D’Aragona nel 1563,mantenne il suo titolo di residenza reale fino al 1800 quando divenne Bagno Penale.
Il Conservatorio delle Orfane anch’esso fondato ai primo del 600 ospitava invece le vittime della peste.
Arrivati a Via Borgo siate pronti a trattenere il respiro ed ammirare uno dei più bei panorami mozzafiato sul golfo di Napoli.
Ritornando al centro cittadino e da Piazza Olmo,potete arrivare ad una discesa a mare caratterizzata dalla presenza di 186 scalini che vi portano sulla spiaggia della Chiaia.
Sempre da Procida, e su richiesta di permesso presso il Comune, è possibile arrivare all’isola di Vivara, riserva naturale patrimonio WWF.

Procida è un’isola meravigliosa anche al palato, moltissime le gustosità campane come la Pizza di Scarole e le alici fritte, imperdibile il Coniglio alla Procidana, le Cicarelle – buonissime cicale di mare condite con pomodoro,aglio olio e peperoncino, i calamari ripieni di acciughe,e la buonissima Lingua di Bue, un dolce con ottima crema pasticcera profumata con i meravigliosi limoni dell’isola.
Non potete fare a meno di visitare Procida, la sua bellezza e tipicità spesso viene offuscata dalle isole maggiori,ma vedere Procida, passeggiare tra le sue strade, scatena una miriade di emozioni poco descrivibili.
Va vissuta, e raccontata.

Da “L’isola di Arturo”, Elsa Morante
“La mia isola ha straducce solitarie chiuse fra muri antichi, oltre i quali si stendono frutteti e vigneti che sembrano giardini imperiali.
Ha varie spiagge dalla sabbia chiara e delicata, e altre rive più piccole, coperte di ciottoli e conchiglie, e nascoste fra grandi scogliere.
Fra quelle rocce torreggianti, che sovrastano l’acqua, fanno il nido i gabbiani e le tortore selvatiche, di cui, specialmente al mattino presto, s’odono le voci, ora lamentose, ora allegre.
Là, nei giorni quieti, il mare è tenero e fresco, e si posa sulla riva come una rugiada.
Ah, io non chiederei d’essere un gabbiano, né un delfino; mi accontenterei d’essere uno scorfano, ch’è il pesce più brutto del mare, pur di trovarmi laggiù, a scherzare in quell’acqua. “

Patrizia Esposito

foto Maurizio Esposito

IFood: A Terno il 2° raduno nazionale IFood 2017

Si è svolto lo scorso 1 e 2 Luglio a Terni il 2° raduno nazionale IFood, community legata al mondo del cibo e Netaddiction.
Un week end ricco di appuntamenti e momenti di incontro e crescita, un “punto della situazione”derivante da una realtà nata da poco tempo e che vanta già ampi risultati e notevoli numeri.
Il network IFood è presente da appena 2 anni, raccoglie 150 e più blogger ,appassionati di cucina e alimentazione.
Si sono susseguiti momenti di convivialità ad incontri formativi con l’AD di Netaddiction  Andrea Pucci e delle divisioni del settore con cui si è potuto ampliare il panorama legato al networking, un momento altamente formativo.

L’incontro prosegue presso il Frantoio Marfuga, perla d’eccellenza nella produzione di oli in Umbria.
Azienda che ha filiera controllata, la produzione dell’olio avviene dalla coltivazione alla lavorazione finale.
Solo quest’anno sono stati attribuiti svariati riconoscimenti:
– “5 GOCCE” dalla Guida Bibenda al Marfuga Monocultivar Muraiolo
– 2° Classificato l’olio extravergine di oliva DOP UMBRIA MARFUGA Colli Assisi – Spoleto categoria Fruttato Leggero
– Premio nazionale Ercole Olivario (XXV Edizione):1° CLASSIFICATO nella categoria Fruttato Medio per il DOP UMBRIA
MARFUGA RISERVA Colli Assisi – Spoleto.

Al tramonto ci accoglie la tenuta Arnaldo Caprai, altra rinomata realtà umbra per la produzione di Vini, la cantina rinnovata completamente nel 1977 al suo interno custodisce un reparto di vinificazione e stoccaggio, botti di Slavonia e barriques per affinamenti.

Un vitigno ampio ricco di uve che portano alla produzione di Montefalco Sagrantino DOCG, Montefalco Rosso DOC, Pinot Nero IGT,Grechetto Umbria IGT e molti altri.

Un fine settimana ricco di eventi, sorrisi, nozioni e tanta tanta voglia di fare e crescere insieme.
Il motto dell’incontro ideato da Andrea Pucci per riassumere la filosofia del network IFood è “Condividi et impera”, stravolgendo la massima attribuita a Filippo il Macedone “dividi et impera” che ancora oggi sembra cosi caro ad “esperti” del settore.

Patrizia Esposito

Life: il Sake ,dall’Oriente sulle nostre tavole

Senza categoria | 28 giugno 2017 | By

Il Sake , non è un liquore ne un vino o birra, è semplicemente una bevanda ottenuta dalla fermentazione del riso.
Quando ceniamo al Jappo mio marito ordina sempre un Sake caldo, anche se potete trovarlo facilmente sugli scaffali dei cibi etnici di molti supermercati, quello servito nei ristoranti giapponesi è di gran lunga migliore.
Per realizzare il Sake si possono utilizzare differenti varietà di riso,la più utilizzata è la varietà sakamai.
Viene eliminata la parte esterna del chicco di riso, chiamata nuke; la fermentazione avviene grazie all’aggiunta di muffe koji‐kin e del lievito , kobo.
Il Sake si può servire sia caldo che freddo, la temperatura ideale secondo molto enologi si aggira sugli 8°, caldo sui 50° viene servita per accompagnare piatti freddi.
Se vi affascina la storia e la cultura del Sake sono presenti dei corsi di Sake Sommerlier, organizzati dalla Sake Sommerlier Association Italiana, che spaziano dalle origini del Sake, la sua storia nel corso dei secoli e la preparazione di cocktail a base di Sake.
Si può servire in piccole ciotoline di ceramica,terracotta o legno,dipende sempre dalla temperatura cui viene servito e come per il tè anche il Sake è un vero rito: nel terzo secolo veniva bevuto in occasione di lutti, solo secoli dopo nei tempi scintoisti w buddisti si svilupparono tecniche di fermentazione sempre più innovative.

Il Sakè viene servito in una piccola ampolla o fiaschetta chiamata tokkuri, solitamente in ceramica, il Sake viene dapprima riscaldato poi versato nella tokkuri, questa si tiene con entrambe le mani e si versa il Sake prima nei bicchieri di tutti gli ospiti.
Gli ospiti dovranno tenere la tazza da Sake sul palmo di una mano ed avvolgere la ciotola con l’altra mano, per il brindisi si utilizza la famosa frase “Kanpai”che equivale al nostro “Cin Cin”.
E’ proprio questo che mi affascina dell’Oriente, dietro ogni gesto ,anche il più semplice, c’e’ un’attenzione verso i particolari enorme, tradizione e costume accompagnano ogni singolo gesto quotidiano.

Kanpai, Patrizia Esposito

Style: Segnaposto Muppets, ideali per colorare la vostra tavola.

Avete voglia di preparare qualcosa di carino e veloce per colorare la vostra tavola, durante un pranzo in famiglia, una merenda colorata o per un compleanno?
Voglio mostrarvi dei semplici segnaposto che ho realizzato qualche settimana fa per il primo compleanno di mio nipote, rapidi da realizzare, colorati e sono piaciuti tantissimo ai bambini.

Segnaposto Muppets

Occorrente:

Pirottini rigidi
mollettine colorate
colla Vinavil
Occhietti
Pon Pon
Sacchettini con caramelle e/o confettini colorati

-Attacchiamo ai Pon Pon gli occhietti con la colla Vinavil, io ho utilizzato occhietti non adesivi.
-Adesso attacchiamo sempre con Vinavil i pon pon alle mollettine
-Nei nostri pirottini sistemiamo i sacchetti ripieni di caramelle e confettini colorati facendo attenzione a farne sporgere una parte, su questa agganciamo le mollettine.

Velocissimi e molto carini, tutti quegli occhietti che vi guardano danno un tono molto divertente alla tavola.
Inoltre potete coinvolgere nella preparazione i vostri bambini e passare qualche ora divertente insieme.

Patrizia Esposito

Food :Gli Struffoli napoletani ed è subito Natale

Senza categoria | 24 dicembre 2016 | By

Il dolce che più rappresenta il Natale per me sono gli Struffoli, una preparazione semplice ma lunghetta per i diversi passaggi da realizzare.
Ogni anno preparo circa 2 kg di Struffoli avendo in sottofondo la commedia teatrale “Natale in Casa Cupiello”…ecco per me questo è il massimo della tradizione, poche mosse e mi sento a casa, ovunque io sia!!!
Sicuramente non tutti dovrete realizzare cosi tanti struffoli, che io preparo come regalo natalizio per amici e parenti, quindi vi lascio la ricetta per 500 g di Struffoli, che vi permette di realizzare un bel vassoio di circa 24 cm.
Se volete aumentare le dosi basta seguire il rapporto 1:1, ovvero ad ogni 100 g di Farina corrisponde 1 uovo ed 1 cucchiaio di zucchero.
La ricetta è di mia nonna, segnata in un’agendina ed ormai leggibile appena.

Struffoli Napoletani

Ingredienti per 500 g di Struffoli, 1 Vassoio

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#Topsouschef2016 Cotolette di Triglia al Bergamotto con Burro chiarificato Inalpi

Senza categoria | 24 maggio 2016 | By

Oggi non mi cimento io in cucina ma volevo condividere con voi una ricetta bellissima, all’apparenza semplice ma che ha richiesto molta cura nei dettagli e nell’accostamento dei sapori.
La ricetta è stata realizzata dal sous chef del ristorante LeoneFelice dell’Albereta Relais & Chateaux Daniele Ferrari, che presenta Cotolette di Triglia al Bergamotto con Burro chiarificato Inalpi

daniele-ferrari-ricetta
INGREDIENTI E PROCEDIMENTO

Per la salsa di triglie
Brodo di triglia
2 kg di lische e teste di triglia
365 g di mirepoix (carota, porro, cipolla, tritata finemente e dorata in pentola con l’olio)
15 g di guanciale di maiale
Lavare le lische e le teste delle triglie in acqua corrente fredda. Porle in una placca e farle tostare in forno a 180°C per trenta minuti circa. Porre le lische e le teste in una pentola con la mirepoix, il guanciale e l’acqua fredda. Portare a ebollizione e cuocere lentamente.
Filtrare il fondo e lasciar ridurre il brodo a 2 l.

Salsa di triglia
Brodo di triglia
Aioli (aglio sbianchito tre volte in acqua bollente e passato al mixer con il brodo di triglia)
Gelespessa (addensante)
Succo di carote q.b.
Olio extra vergine d’oliva
Passare il tutto al mixer, rettificare di sale fino a formare una salsa liscia e legata.

Per la cotoletta di triglia
1 triglia da 250-300 g
1 filone di pane (tipo baguette)
Prosciutto San Daniele
Activa (collante)
Burro chiarificato Inalpi

Sale Maldon
Sfilettare e squamare la triglia. Spolverare l’activa nella parte interna del filetto aggiungere una fettina sottile di prosciutto crudo e sovrapporre l’altro filetto di triglia. Porre in busta sotto vuoto e lasciare agire l’activa per circa 6-8 ore. Cuocere i filetti grandi in forno a vapore a 56°c per circa 8 min.
Dopo averlo posto in frigorifero, affettare il pane con l’affettatrice e ritagliarlo formando dei rettangoli della stessa grandezza dei filetti di triglia. Porre le due fette di pane all’esterno del filetto, infine dorare in padella con il burro chiarificato Inalpi e condire con il sale Maldon.

Per la crema di finocchi e anice
500 g di panna
40 g di cipolla
500 g di finocchi (privati della parte esterna)
1,5 g di gelespessa
Semi di anice q.b
Olio extra vergine d’oliva
Appassire la cipolla tagliata finemente con l’olio, aggiungere i finocchi affettati e i semi di anice. Incorporare la panna e cuocere per circa 20 minuti. Passare al Bimby e aggiungere il gelespessa, filtrare e porre in un sifone, conservare a bagnomaria a 56-58 °C.

Per la marmellata al bergamotto salato
Il bergamotto
30 bergamotti
450 g di sale grosso
300 g di zucchero

Lo sciroppo di zucchero
500 gr zucchero
Lavare i bergamotti, tagliarli in 4 mantenendoli uniti, cospargerli con lo zucchero e il sale. Disporli in una teglia e ricoprirli con lo sciroppo caldo. Lasciar macerare il tutto per circa tre mesi.
Estrarli dallo sciroppo, eliminare gli eventuali semi interni, tagliarli a pezzi piccoli e poi frullare al Bimby con un po’ di sciroppo di zucchero per 15 – 20 minuti a 80°C, fino a formare un composto omogeneo.

Per l’olio al finocchietto
100 g di finocchietto (cotto in acqua e strizzato)
100 g di olio extravergine d’oliva
0,7 g gelespessa
Unire il finocchietto e l’olio insieme e porre in un contenitore da pacoget, abbattere a -30°c e pacossare per 3 volte. Infine passare, filtrare e legare con il gelespessa attraverso il Bamix. Versare il composto ottenuto in un biberon.

Suggerimenti per la presentazione

Erbe aromatiche
Impiattare la cotoletta di triglia, decorarla con tre punti di marmellata al bergamotto e le erbe aromatiche.
Porre nella parte inferiore del piatto un punto di spuma di crema di finocchio, al centro incorporare la salsa di triglia e infine l’olio al finocchietto.

L’esecuzione della ricetta non è semplicissima ma questo ci permette di capire quanta fatica ed estro occorre per creare nuovi sapori.
Votiamo lo chef Daniele Ferrari che partecipa alla gara Saranno Famosi, basta condividere la sua ricetta da questo link
logo-saranno-famosi-small

Patrizia Esposito

Arredando con gli Adesivi Murali…

Senza categoria | 28 aprile 2016 | By

Quando arriva la bella stagione si ha sempre voglia di rinnovarsi, questo desiderio non coinvolge solo la nostra persona ma sempre più spesso gli ambienti che ci circondano.
L’arrivo dell’estate è ideale per ristrutturazioni o semplici soluzioni di design spesso rimandate durante l’anno.
Devo ammettere che personalmente amo molto cambiare ma sono sempre tanto restia a grandi sconvolgimenti che prevedono spostamenti di mobili – che vanno dapprima svuotati eh- polveri vaganti in tutta casa..insomma mi piace cambiare ma con il minimo disagio possibile.
Fortunatamente esistono gli Adesivi Murali, la soluzione più rapida.meno radicale e impegnativa che ogni persona poco amante del bricolage possa adottare.
Esistono decine di Adesivi Murali, facili da applicare e perfetti per personalizzare i diversi ambienti di casa .
Tra tutti i produttori e distributori di Adesivi Murali grande affidabilità nella qualità del prodotto, originalità del design, vastissima offerta è il commerce Tenstickers

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CONSIGLIA Torta di mais